Fortezza Bastiani

aspettando il nemico

Notes

Salire in cielo e non trovarci niente

Ecco. Si comincia con due citazioni. Per il titolo di questo raccoglitore di idee e e per questo post. La mia attitudine è sempre stata quella di ascoltare, leggere, pormi delle domande più che dispensare risposte. Diffido da chi presume di avere tutte le verità in tasca ed è pronto a tirarle fuori alla bisogna come fossero mentine fresche per l’alito. 

Si è consumata in questi giorni una polemica sulla scelta del metodo con cui si individueranno i protagonisti delle prossime elezioni provinciali di Vicenza. Si è parlato ampiamente dei successi elettorali di Milano, Bologna, Torino e del loro stretto legame con le modalità di scelta dei candidati. Primarie aperte, organizzate in modo perfetto aggiungerei, hanno rappresentato la base sul quale si è costruito il successo elettorale. A Milano, il successo si è sostanziato a primarie concluse, quando con Pisapia si è schierato tutto il nostro partito e i candidati sconfitti hanno giocato un ruolo detrminante con l’umiltà che dovrebbe contraddistinguere sempre i politici democratici.

Mi piacerebbe che anche la coalizione di centro sinistra e il PD di Vicenza riuscissero a dimostrare la maturità e la competenza necessaria per organizzare delle primarie aperte, leali e partecipate. La questione sul tavolo che si discute in questi giorni è legata alla possibilità di candidare più nomi del PD alle primarie di coalizione alternativamente a una prima selezione interna del candidato unico da proporre al resto della coalizione.

Le domande che sorgono sono due: pensiamo davvero che la scelta di un candidato unico del PD significhi, per chi ci guarda con attenzione, che il partito sia unito? Secondo me no. Aprire alla competizione tra candidati forti e credibili è sintomatico di una vitalità interna che deve essere pubblicizzata e sintetizzata dalla scelta dei cittadini tramite primarie aperte? Secondo me si.

Il partito forte e unito è caratterizzato da altre qualità che siamo riusciti anche a dimostrare in questi ultimi tempi grazie al lavoro fatto in provincia da Federico e in città dal mio amico Enrico. Schiena dritta nei rapporti con le amministrazioni, vicinanza al territorio tramite centri d’ascolto e iniziative pubbliche , relazioni con i partiti amici, comunicazione interna ed esterna migliorata senza dimenicare gli ottimi risultati ai referendum che hanno visto un PD unito nonostante le sfumature di posizione.

Spero che le motivazioni legate ad antimpatie di sorta o, peggio ancora, a considerazioni costruite su fantasiosi complottismi vengano messe da parte. Il partito siamo noi e a candidature scomode (per qualcuno) si risponde con idee alternative, con progetti politici più convincenti e non con chiusure burocratiche. Altrimenti rischiamo perdere del gran tempo e altri Pisapia sono già in fila, pronti a schiaffeggiarci dolcemente.Se ci fosse davvero il rischio di disperdere i voti in troppe candidature, sono certo che sarebbero i candidati stessi a trovare un accordo e alla fine si arriverebbe a due contendenti finali.

Ultima considerazione sulla possibili obiezioni targate “chi ha più soldi vince le primarie”. Credo che sia inutile ricordare che per affrontare una competizione elettorale a livello provinciale siano necessarie risorse importanti; il fatto che qualcuno sia in grado di attirare sostenitori e abbia le disponibilità per far fronte alla successiva campagna elettorale mi pare solo una cosa positiva. Crediamo ancora che i cittadini, a livello provinciale,  si facciano condizionare da queste fantasie? Oppure pensiamo che un candidato che abbia più consensi fuori dal partito - sul territorio per usare un termine di moda - non possa partecipare alle primarie per manifesta superiorità?

Decidiamoci. O le primarie sono importanti per legittimare un sentire comune e per scegliere il candidato più competitivo oppure no; allora si torna indietro. Nessuna tragedia sia chiaro. Basta saperlo.